• newsletter5

Ricerca nel web con google

Invecchiamento dell'uomo

Donna anzianaAnti eta'

Il protocollo anti-aging ARPA

Già nel II secolo A.C. il poeta latino Terenzio scriveva “senectus ipsa est morbus” considerando l’invecchiamento oggetto di cure, in quanto esso stesso rappresentava una malattia.

Nell’uomo viene descritto l’invecchiamento, da un punto di vista fisiologico, con il termine di senescenza, periodo involutivo caratterizzato da modificazioni strutturali e da decadimento psicologico e funzionale.In realtà la senescenza descrive solamente una delle fasi della nostra vita in cui compaiono, più o meno marcatamente, segni e sintomi frutto di un processo molto più ampio e complesso che ha origine subito dopo l’adolescenza: l’invecchiamento. La problematica dell’invecchiamento si può definire di fondamentale importanza soprattutto in un paese come l’Italia che detiene il record assoluto per quanto attiene la longevità, anche se poco è stato fatto per migliorare la qualità della vita e la salute dei beneficiari di tale evoluzione. Infatti, non sempre vivere più a lungo vuol dire vivere meglio e la scienza medica, attraverso il capitale scientifico accumulato negli ultimi decenni, si sta impegnando nel migliorare in misura considerevole la salute degli individui.

 

Questo ci impone di proiettare i nostri studi e le nostre risorse da un lato verso l’allungamento della vita dell’essere umano e, dall’altro, verso il miglioramento della qualità della vita stessa anche durante la sua parabola discendente e nella fase finale del suo ciclo biologico. In generale l’invecchiamento è un processo biologico di ogni essere vivente e, nell’uomo, dobbiamo distinguere un invecchiamento cosiddetto fisiologico da un invecchiamento patologico rappresentato dall’insorgenza troppo rapida dei segni e sintomi dell’invecchiamento fisiologico o da una esasperata manifestazione di tali segni e sintomi in età avanzata.

La vita attiva dell’uomo, sia quella vegetativa che quella di relazione, è regolata fondamentalmente da equilibri tra diversi sistemi in costante combinazione tra loro: il Sistema Nervoso Centrale, il Sistema Immunitario ed il Sistema Endocrino. Nel nostro organismo nessun sistema opera in modo isolato e nessun apparato lavora indipendentemente dall’altro. L’organismo è, quindi, un sistema aperto nel quale ogni singolo distretto comunica e collabora con gli altri per garantire quell’equilibrio dinamico, metabolico e psico-fisico, che ci permette di essere vivi, efficienti ed in buona salute.

Definiamo, pertanto, l’invecchiamento dell’uomo quel processo che vede i Tre Grandi Sistemi che regolano la nostra esistenza non “dialogare” più tra loro, così efficacemente come prima: le preziose informazioni che fino ad allora si erano scambiati, iniziano a perdersi dando avvio ad una fase in cui si assiste ad un progressivo aumento della vulnerabilità dell’organismo nei confronti delle malattie. Blalock ha ipotizzato che il Sistema Immunitario possa avere anche una funzione sensoriale avvertendo stimoli non riconosciuti dal Sistema Nervoso centrale; tra tali stimoli, altrimenti non identificati, rientrerebbero virus, batteri, antigeni ed anche tumori. Le cause del processo di invecchiamento sono identificabili in fattori interni o genetici e in fattori esterni o ambientali.

Esperimenti effettuati nel secolo scorso su gemelli monozigoti e dizigoti hanno messo in evidenza come i fattori genetici incidano, su tale processo, in percentuale compresa tra il 20% ed il 40%. Si può affermare, dunque, che ogni uomo è responsabile del proprio invecchiamento per il 70%. Esistono diverse teorie, formulate negli anni, volte a spiegare i meccanismi alla base dell’invecchiamento dell’essere umano: teoria dell’usura dell’organismo, teoria neuro-endocrina, teoria dell’orologio biologico, teoria dell’ormone della morte, teoria della riparazione dei danni del DNA, teoria autoimmunitaria, teoria del numero di divisioni cellulari prestabilito, teoria della perdita dei telomeri e teoria del danno ossidativo da Radicali Liberi.

Oggi è stato spiegato il meccanismo attraverso il quale lo stress ossidativo produce il danno cellulare attraverso la lipoperossidazione di membrana e la conseguente morte cellulare, e come difetti genetici, ma soprattutto fattori ambientali, possano produrre aumenti esagerati delle quantità di radicali liberi circolanti nel sangue nonchè riduzione delle capacità di difesa antiossidante. I fattori esterni sono rappresentati dal nostro stile di vita che comprende, tra l’altro, alimentazione, stress, radiazioni ionizzanti, fumo, inadeguata attività fisica, inquinamento ambientale, ecc.

Nel 1993 nasce negli USA, a Bethesda presso il NIH (National Institute of Health), il primo centro governativo antiaging, il NIA (National Institute on Aging). Attualmente è la struttura più rappresentativa in campo mondiale per quanto riguarda lo studio sull’invecchiamento. Nel dicembre del 2000 mi sono recato assieme al Prof. Eduard Bercovich presso il NIA dove ho avuto il piacere di incontrare il Dr. Frank Bellino, direttore del centro studi di Bethesda. Il Dr. Bellino, dopo averci messo a disposizione la sua nutrita biblioteca, ci ha confermato quanto già sapevamo, e cioè che la strada per giungere a risultati apprezzabili e trasferibili nella pratica clinica per quanto riguarda le modificazioni genetiche, è ancora molto lunga (“non meno di quindici anni”) e che era il caso di indirizzare verso i fattori esterni l’impegno diagnostico e terapeutico, dal momento che su di essi è già possibile lavorare bene.Dopo aver a lungo cercato riferimenti scientifici in campo nazionale ed internazionale, ci siamo resi conto che non esisteva, e non esiste ancora, alcuna struttura clinica o di ricerca in grado di fornire convincenti conferme di una seria valutazione di tale fenomeno.

L’unica voce autorevole degna della nostra attenzione è risultata quella del Prof. Umberto Scapagnini (Direttore dell’Istituto di Farmacologia dell’Università di Catania) che ha pubblicato circa 200 articoli su tale materia e che, assieme alla sua equìpe, aveva messo a punto un protocollo per la valutazione dell’età biologica basato sull’identificazione dell’età mentale, dell’età immunitaria, dell’età ormonale, dell’attività antiossidante e della massa corporea. Ritenendo che la suddetta impostazione per valutare l’età biologica, nonostante fosse risultata la più valida e corretta, fosse incompleta, ho messo a punto, assieme ai miei collaboratori, il Protocollo anti-aging ARPA.

Il Protocollo antiaging ARPA comprende due fasi: la fase Diagnostica e la fase Terapeutica.

La fase Diagnostica è impostata ad identificare l’età biologica del soggetto in esame attraverso la valutazioni degli otto distretti organici più sensibili al processo di invecchiamento: mentale, immunitario, ormonale, cellulare (stress ossidativo), cardiovascolare, corporeo (composizione corporea), muscolo-scheletrico e cutaneo. Per ognuno dei suddetti distretti abbiamo studiato una serie di valutazioni che tenessero presenti i concetti di “non invasività” e di attendibilità scientifica e più precisamente:

  • Distretto mentale (memoria – attenzione – stress – ansia – depressione – sonno – instabilità emotiva).
  • Distretto immunitario.
  • Distretto ormonale.
  • Distretto cellulare (stress ossidativo).
  • Distretto cardiovascolare.
  • Distretto corporeo (composizione corporea).
  • Distretto muscolo scheletrico.
  • Distretto cutaneo.

L’intera fase Diagnostica viene svolta in un’unica giornata di indagini che impegna il paziente orientativamente quattro o cinque ore (generalmente il sabato o la domenica mattina). Le analisi di laboratorio nonché la visita cardiologica ed il doppler carotideo, possono essere eseguiti ovunque per ottimizzare tempi e costi. Dimettendo il paziente si programma l’appuntamento per la refertazione a distanza di circa un mese.

Vengono raccolti tutti i dati frutto delle valutazioni in una speciale modulistica e vengono trasferiti al centro di elaborazione della nostra società (ARPA Medica s.r.l.); attraverso un esclusivo procedimento di calcolo messo a punto in un software dalla nostra equìpe, viene calcolata l’età biologica del paziente e, contemporaneamente, le età degli otto distretti esaminati. Forti del numero elevatissimo di parametri esaminati (a tutt’oggi siamo l’unico centro al mondo che adotti tale complessa procedura per il calcolo dell’età biologica!) siamo in grado di mettere a punto strategie di prevenzione o di cura senza utilizzare farmaci, ma precursori della sostanza mancante secondo il principio dell’endofarmacologia, andando ad agire sui singoli dati alterati di ogni distretto, ottimizzando le funzioni biochimiche danneggiate.

La fase Terapeutica del Protocollo inizia il giorno della refertazione e prosegue con controlli periodici generalmente una o due volte all’anno. Sulla base dei risultati scaturiti, viene messa a punto una cura personalizzata a base di aminoacidi precursori di prodotti eventualmente carenti, di vitamine ad attività enzimatica, di vitamine ad attività antiossidante e di fitocomplessi di diversa natura in estratti secchi. Viene somministrato per via endovenosa un mix di farmaci (in gergo viene definita “la bomba”) a prevalente attività energetica, antiossidante ed antidegenerativa sul metabolismo cerebrale e viene consegnata al paziente una cartella contenente i referti necessari secondo procedura. Ad ogni controllo vengono raccolti nuovi dati e viene elaborata l’età biologica aggiornata.

La scarsa bibliografia esistente, ci dice che è possibile ottenere differenze tra età anagrafica ed età biologica superiori a 15 anni. Certamente il numero molto elevato di parametri esaminati rende possibilità di questo tipo alquanto remote a fronte di una maggiore attendibilità dei dati. Il follow up dei pazienti esaminati nel Centro Arpa di Civita Castellana ci dimostra che abbiamo nel 90% dei casi un miglioramento delle condizioni generali e soprattutto delle capacità psico-fisiche dell’individuo. Le elaborazioni parziali dell’età biologica dimostrano, dopo il primo anno di cure, riduzioni rispetto all’età anagrafica anche di quattro anni considerando che, dopo un anno, l’età anagrafica è aumentata naturalmente di un anno. L’obiettivo del Protocollo anti-aging ARPA non è quello di scoprire malattie, ma quello di rallentare il fisiologico processo di invecchiamento che può correre a velocità diverse; la progressiva perdita delle capacità psico-fisiche dell’essere umano e l’aumento della vulnerabilità nei confronti delle malattie, costituiscono dei temibili ostacoli per il miglioramento della speranza di vita e della qualità della vita. Pur non potendo evitare tutto ciò che di imprevedibile possa accadere ad ogni singolo individuo, è tuttavia possibile ridurre i rischi di danni da “usura” del nostro organismo legati ad uno stile di vita potenzialmente pericoloso.

Prof. Gianluigi Bertuzzi

ARPA Medica - Civita Castellana (VT)
Tel. e fax 07.61.59.83.99
www.anti-aging.it | info@nuovasalute.com

Newsletter

Ricevi promozioni e omaggi dai centri estetici di Roma e provincia.

Ricerca Centri Estetici

Search for:



Postcode
City