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Aumento del seno con protesi in gel

primo-piano-di-un-seno-medio-di-donnaProtesi in gel

L’aumento del seno e la ricostruzione con impianti hanno sempre rappresentato delle vere e proprie sfide sia per i chirurghi che per le ditte produttrici al fine di raggiungere la forma più naturale del seno. L’aumento del seno viene praticato fin dalla fine del 18mo secolo. tramite l’iniezione di varie sostanze con risultati estetici catastrofici.

Agli inizi degli anni 50 con il crescere delle richieste si sono cercate nuove soluzioni con l’uso di impianti mammari che hanno però determinato numerose complicanze a fronte di risultati estetici spesso insufficienti.

Soltanto nel 1963, Cronin e Gerow misero a punto un guscio esterno in elastomero di silicone riempito di gel di silicone. Questi impianti sembrarono ben tollerati ed avevano complicazioni ben inferiori agli altri materiali precedentemente utilizzati. Da allora ad oggi gli impianti mammari hanno subito molteplici modifiche al fine di ridurre complicanze e risultati estetici non soddisfacenti. Si è quindi assistito alla nascita di nuove protesi testurizzate e microtesturizzate con doppia camera che hanno determinato una drastica riduzione della trasudazione del gel di silicone e conseguentemente della contrattura capsulare.

 

Anche la consistenza del gel degli impianti è diventata sempre più coesiva pur mantenedo una naturale morbidezza. L’uso di impianti protesici ad alta coesività ha sicuramente ridotto l’incidenza della contrattura capsulare.

Secondo una teoria condivisa con alcuni autori brasiliani(Bozola 2009) l’uso di protesi al gel di silicone ad alta coesività esprimendo una forza centrifuga dal centro della protesi verso i tessuti si oppone ad una reazione di contrazione degli stessi tessuti mammari diminuendo così sensibilmente la comparsa di una delle più frequenti complicanze che inducono quasi il 5 % delle pazienti portatrici di protesi ad essere rioperate.

L’autore chirurgo ha utilizzato frequentemente negli ultimi 3 anni queste nuove protesi per interventi di chirurgia estetica del seno in circa 150 casi.

Le caratteristiche di queste protesi sono:

  • forma molto naturale;
  • morbidezza dell’impianto a lungo termine;
  • ottima proiezione del CAC;
  • percentuale molto bassa dell’incidenza della contrattura capsulare;
  • alto livello di soddisfazione della paziente,
  • ottima durata dell’impianto;
  • riduzione della percentuale di reinterventi;

Sono state utilizzate protesi rotonde a profilo ultra-alto ed anatomiche della società P.I.P., riempite di gel di silicone ad alta coesività, e microtesturizzate. La microtestrizzazione è effettuata con procedimento a granuli di zucchero. La densità della testurizzazione è approssimativamente di 150 pori/pollice. La profondità del poro è approssimativamente pari a 50 micron. Vari articoli pubblicati dal 1987 dimostrano che le protesi testurizzate diminuiscono in maniera molto sensibile la percentuale di formazione di capsule.

Vengono qui presentati i risultati clinici e le complicanze

In tre anni sono stati effettuati 130 impianti con protesi rotonde per interventi di chirurgia estetica e 20 impianti con protesi anatomiche. La scelta e la preferenza per le protesi rotonde nasce dal convincimento di un migliore risultato estetico se ben posizionate e da una minore incidenza di anomalie di forma della mammella per eventuale rotazione delle protesi anatomiche.

L’età delle pazienti vanno dai 19 ai 62 anni, mentre le dimensioni delle protesi da 280 a 450 cc.

Gli impianti mammari sono stati posizionati principalmente in sede retro ghiandolare quando il pinch test era superiore a 2 cm e quindi vi era un involucro ghiandolare sufficiente a coprire la protesi. In altri casi si è utilizzata la sede sotto fasciale e in altri ancora la retro pettorale con tecnica “Dual Plain” di II° grado.In genere le dimensioni delle protesi mammarie sono state scelte in base alla misura della base mammaria e alla misura della coppa prevista ,valutando sempre che il tessuto esistente sia sufficiente a coprire adeguatamente l’impianto.

Infatti qualora la paziente desideri una protesi mammaria troppo grande per le dimensioni del torace bisognerà informarla del rischio che i bordi dell’impianto risultino visibili dopo l’intervento, e che protesi mammarie troppo grandi possono accentuare gli effetti della gravità accelerando la perdita di turgore e l’afflosciamento del seno. L’intervento viene eseguito creando un tasca adeguata alla protesi per permettere all’impianto di essere posizionato in modo corretto ed effettuando una attenta emostasi, in modo da ridurre eventuale comparsa di ematomi o addirittura la dislocazione dell’impianto.

segni su seno-eseguiti-dal-medico-prima-dell'intervento

Generalmente abbassiamo il solco sottomammario di al meno 1-1,5 cm per permettere il posizionamento naturale dell’impianto, evitando lo spostamento verso l’alto del seno con un risultato alquanto sgradevole. Per meglio definire il concetto possiamo dire che posizioniamo il 60% del volume della protesi nel polo inferiore e soltanto il 40% nel polo superiore. I punti di repere normalmente presenti sulla superfice micro testurizzata delle protesi ci guida nel posizionamento e nel corretto orientamento dell’impianto.

Il posizionamento sottomuscolare richiede una convalescenza leggermete più lunga ,e può risultare più doloroso ,di contro i vantaggi consistono in una minore palpabilità della protesi e in una maggiore naturalezza del seno.Il posizionamento sottoghiandolare abbrevia la convalescenza e risulta poco doloroso. Tuttavia questo tipo di posizionamento, che normalmente può avere come conseguenza protesi più palpabili, nelle pazienti in cui abbiamo utilizzate le protesi micro testurizzate della PIP ha dato un buon risultato estetico con mammelle molto naturali.

I siti di incisione che abbiamo utilizzato sono soprattutto la periareolare e la sottomammaria. Per scelta personale non utilizziamo la via ascellare.La periareolare nelle nostre mari risulta molto nascosta e poco evidente ,percui la preferiamo alla sottomammaria, anche se questa può interferire con l’allattamento al seno.

L’intervento lo eseguiamo normalente in regime di Day Hospital con degenza di 24 ore nella sala operatoria di una clinica. Preferiamo effettuare l’intervento in anestesia generale o anche in locale con blocco degli intercostali associato a sedazione.

Di norma l’intervento ha una durata di cira 1 o 2 ore .Dopo aver praticato l’incisione e creato la tasca per la protesi inseriamo l’impianto e dopo aver posizionato i drenaggi in aspirazione si chiude l’incisione con sutura a tre strati; tessuto ghiandolare con 3/0 di Vicryl, il sottocuteneo con Vicryl 4/0 e la cute con una intradermica in Prolene 4/0. Come terapia medica intraoperatoria effettuiamo una cefalosporina ev. e dopo l’intervento si continua per via orale per altri 5 giorni. I drenaggi di aspirazione vengono applicati e mantenuti per 2 giorni. Nel post-operatorio consegniamo un protocollo di massaggi che la paziente dovrà effettuare giornalmente ogni 2 ore circa.

I risultati clinici sono stati valutati secondo detti parametri

  • morbidezza dell’impianto;
  • forma del seno;
  • percentuale dei casi di contrattura capsulare;
  • livello di soddisfazione della pazienti.

Nei suddetti casi abbiamo avuto una notevole riduzione dell’incidenza della contrattura capsulare sia che le protesi siano state posizionate in sede sottomuscolare, sia in quella sottoghiandolare. La percentule di contratture si è avvicinata all’1% nella scala di valutazione 3° di Baker. Il livello di soddisfazione delle pazienti con l’utilizzo di queste protesi è molto più alto rispetto all’aumento del seno tramite l’utilizzo di altre protesi.Secondo le opinioni delle pazienti la proiezione e la morbidezza sono i migliori risultati che si ottengono.

Effetti indesiderati e complicanze

Come ogni intervento chirurgico, questa operazione comporta certi rischi spesso dipendenti da parametri personali:

  • Ematoma: aumenta la possibilità di comparsa di "capsula",
  • Infezione: l'infezione risponde generalmente al trattamento, ma può, se persiste, richiedere l’espianto;
  • Accumulo di liquido: può verificarsi immediatamente dopo l'intervento o poco tempo dopo;
  • Capsula o guscio peri-protesico: è una reazione dell'organismo verso il corpo estraneo costituito dalla protesi. Quest'ultima si circonda di un guscio fibroso che gradualmente la indurirà e la comprimerà. Quest'indurimento è più o meno evidente. Talvolta appena o molto percettibile. Un “guscio” può diventare molto sgradevole e deformare l’impianto. È allora necessario realizzare una capsulotomia, o meglio, una capsulectomia;
  • Rottura dell’impianto: la rottura dell’involucro esterno, favorito dalla vetustà della protesi, è una complicanza che può passare inosservata, è importante chiedere alle pazienti di consultare il chirurgo in caso di urti o di forte compressione (caduta, colpo, incidenti ecc.....). Due tipi di rottura possono avere luogo: la rottura intracapsulare (piccole quantità di gel restano prigioniere nella capsula periprotesica) e la rottura extracapsulare. In quest'ultimo caso, occorre distinguere il fenomeno di diffusione in piccola quantità (nodulo: siliconoma) dalla rottura importante (siliconomi nei tessuti vicini);
  • Asimmetria: benché tutti gli sforzi del chirurgo siano destinati ad ottenere la migliore simmetria, alcuni fattori quali l’involucro esterno, lo spostamento dell’impianto, o l'anatomia della paziente possono causare un'asimmetria;
  • Spostamento della protesi: uno spostamento può prodursi in caso d'urto o di capsula. Se questa situazione diventa scomoda o altera la simmetria, un nuovo intervento diventa necessario.

Nei pazienti operati abbiamo avuto 1 caso di ematoma regredito spontaneamente, nessuna infezione seria, 1 sola contrattura capsulare 3° grado di Baker.,nessuna rottura dell’impianto e nessuna asimmetria.

A cura di Dott. Ignazio Scimè

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