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Anti-aging e qualità della vita - parte due

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Medicina estetica, medicina anti-aging e qualità della vita - seconda parte

La Medicina Estetica non è una nuova medicina, ma fa parte integrante della medicina tradizionale di cui applica, con estremo rigore scientifico, le norme per la diagnosi e per la terapia sempre, però, accanto ad un costante rispetto per l’estetica intesa nel significato di “ salute = bellezza “.

La Medicina Estetica vuole essere innanzi tutto una medicina preventiva che educhi l’individuo a conoscersi, ad accettarsi, a gestirsi, secondo regole di igiene di vita, di igiene alimentare, fisica, psicologica, cosmetologica. La Medicina Estetica vuole un individuo sano che si senta bene nella propria pelle. Che la medicina debba servire anche ai sani è un concetto che non dovrebbe incontrare forti resistenze; sappiamo tutti come la prevenzione sia l’unico mezzo per allontanare le malattie e, in definitiva, le complicanze della vecchiaia. La Medicina Estetica, però, riguarda solo uno degli aspetti di una branca della medicina ancora più ampia, ancora più affascinante: la Medicina Anti-aging, la Medicina del terzo millennio!

Già nel secondo secolo d.C. il poeta latino Terenzio scriveva “ SENECTUS IPSA EST MORBUS “ considerando l’invecchiamento oggetto di cure, in quanto esso stesso rappresentava una malattia. Si può affermare, quindi, che sin dai tempi più remoti, l’uomo ha avvertito la paura di invecchiare sia per i cambiamenti esterni sia per tutta una serie di disturbi e di malattie legati all’età: la leggenda del Dottor Faust ne è uno degli esempi. Non vi è dubbio che la società moderna, basata sulla competitività come risultato di dinamismo ed efficientismo dei singoli individui, dia un notevole valore al mantenimento dell’integrità fisica e mentale.

dottoressa che stringe la manoE’ cosa nota che, oggigiorno, molti individui, uomini e donne, hanno una notevole consapevolezza di tali esigenze e, pertanto, ricorrono a tutta una serie di mezzi per migliorare l’aspetto fisico, per rendersi più scattanti, per dimostrare vivacità di pensiero e, in conclusione, per apparire più giovani. Purtroppo, spesso l’attenzione viene rivolta esclusivamente all’elemento estetico oppure ci si sottopone a cure ed esercizi generici, privi di una base razionale e individuale scaturita da indagini appropriate. E’ singolare che ci si preoccupi dell’aspetto estetico, il che è un fatto certamente positivo, dimenticando, però, ciò che abbiamo “dentro”, l’intero organismo che contiene tutti gli “ingranaggi” ed i “microchips” responsabili della funzione della pelle, della postura, del cervello, della nostra immagine, ma soprattutto della nostra vita.

La problematica dell’invecchiamento assume fondamentale importanza soprattutto in una nazione come l’Italia che detiene il record assoluto della longevità; ciò nonostante poco è stato fatto per migliorare la qualità della vita dei beneficiari di questa anelata evoluzione. Effettivamente il progresso della medicina ed il benessere economico, in assenza di guerre e cataclismi su larga scala, hanno fatto si che negli ultimi decenni l’aspettativa di vita sia aumentata di oltre quindici anni, dai 65,2 anni del 1939 agli 81 del 1998, ma deve far riflettere che nel 1797 la speranza di vita era di 25 anni e nel 1897 di 48 anni..

L’obiettivo longevità, dunque, è stato avvicinato con ottimi risultati, ma accanto al “quanto” è importante non dimenticare “come” si vive; un adagio di Shakespeare recitava: “….è più importante aggiungere vita agli anni che anni alla vita”. Orbene, senza nulla togliere alla precocità del pensiero Shakespeariano, possiamo dire che la società moderna sta focalizzando la propria attenzione sia sul quanto sia sul come si vive.

Probabilmente l’entusiasmo legato all’aumentata aspettativa di vita è destinato a raffreddarsi se si pensa che gli anni di vita guadagnati sono spesso associati a situazioni più o meno invalidanti quali dolori articolari, depressione, perdita di efficienza, disturbi dell’umore, della vista, dell’udito, calo della memoria, disturbi circolatori, respiratori, calo della libido, aumentata facilità a contrarre malattie stagionali, fino ad arrivare a malattie vere e proprie come le demenze, l’ipertrofia prostatica, cardiopatie, tumori, ecc. La moderna medicina anti-invecchiamento si prefigge di diminuire e, in alcuni casi addirittura di abolire, i rischi di molti di questi problemi attraverso lo studio dell’età biologica che potremmo definire l’indice dello stato di “usura” delle cellule del nostro organismo cui fa seguito l’applicazione di strategie integrate di prevenzione e cura, di tipo dietetico, farmacologico e comportamentale, atte ad allontanare i disturbi dell’invecchiamento.

La generazione del dopo guerra, quella del “baby-boom”, si è dimostrata particolarmente sensibile, anche se in maniera approssimativa, al problema dell’invecchiamento introducendo il concetto di “salutismo” e, con esso, tutta una serie di strategie, come la ginnastica aerobica, il jogging, le campagne anti-tabacco e anti-colesterolo, la guerra al soprappeso, che, indubbiamente, hanno prodotto alcuni effetti benefici peccando spesso, però, di un certo pressappochismo, specie se frutto del “fai da te”. Il passo successivo è stato quello di studiare il fenomeno in maniera scientifica come processo individuale da combattere non più con mezzi generici, ma con terapie mirate e rigorosamente personalizzate.

Negli Stati Uniti è stata pertanto creato nel 1993 un settore del famoso National Institute of Health di Bethesda, il NIA (National Institute on Aging) deputato esclusivamente allo studio del fenomeno invecchiamento parallelamente ad altre prestigiose strutture quali l’American Academy of Anti-Aging Medicine, la Division on Aging della Harvard American School, la International Federation on Aging, il National Council on Aging, e molte altre. E’ importante precisare che la medicina anti-invecchiamento non è sovrapponibile alla geriatria o alla gerontologia, discipline che si occupano delle malattie degli anziani e delle problematiche ad essa associate associate.

La medicina anti-invecchiamento è rivolta a soggetti dai 18, 20 anni in poi, periodo questo in cui cominciano le prime modificazioni delle cellule del nostro cervello responsabili della perdita di preziosi equilibri immunologici, metabolici, neuronali che, nel corso degli anni, si rendono sempre più evidenti. L’invecchiamento di una popolazione è un fenomeno sociale che mette in proporzione il numero dei vecchi con la popolazione totale e non ha nulla a che vedere con l’allungamento della vita che rappresenta, invece, un fenomeno biologico. Nell’uomo viene descritto l’invecchiamento, da un punto di vista fisiologico, con il termine di senescenza, periodo involutivo caratterizzato da modificazioni strutturali e da decadimento psicologico e funzionale.

dottoressa massaggio testaIn realtà la senescenza descrive solamente una delle fasi della nostra vita in cui compaiono, più o meno marcatamente, segni e sintomi frutto di un processo molto più ampio e complesso che ha origine subito dopo l’adolescenza, l’invecchiamento. Negli ultimi anni la scienza ha cominciato ad occuparsi sempre più insistentemente dei processi biologici che regolano il ciclo vitale cellulare. Ma esiste una sorta di orologio biologico, di una struttura cioè che regola la vita della cellula? La durata media della vita di ogni specie dipende da numerosissimi fattori, ma esiste comunque una capacità massima di vita detta life span, diversa da specie a specie e che dipende dai singoli comparti cellulari che compongono quell’essere vivente. Il capitale scientifico accumulato nel corso dell’ultimo secolo ed in particolare in questi ultimi decenni, contribuendo a migliorare in misura considerevole la salute degli individui, ci impone, però, di proiettare i nostri studi e le nostre risorse da un lato verso l’allungamento della vita dell’essere umano, ma, dall’altro, verso il miglioramento della qualità della vita stessa anche durante la sua parabola discendente e nella fase finale del suo ciclo biologico.

A cura di Prof. Gianluigi Bertuzzi

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