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Anti-aging e qualità della vita - parte uno

Modella che sorrideAnti-Aging

Medicina Estetica, medicina anti-aging e qualità della vita - prima parte

“una vita spesa a commettere errori non solo è molto onorevole, ma è molto più utile di una vita consumata a non far niente” (G.B. Shaw)

La Medicina Estetica nasce in Francia con la Società Francese di M.E. a Parigi nel 1973 per merito del Dottor J.J.å Legrand. Carlo Alberto Bartoletti è stato il primo a portare la M.E. in Italia dove nel 1975 fonda la Società Italiana di Medicina Estetica.

Renato Lauro è stato il primo a farla entrare nel mondo accademico istituendo, nel 1997, il primo corso di Perfezionamento universitario in M.E. al mondo. Sempre in Italia, nel 1997, nasce l’ A.I.M.E. Associazione Italiana di Medicina Estetica; oggi, in Europa e nel Mondo, sono molto numerose le Società Scientifiche di Medicina Estetica. Infine, nel 2003, nasce il primo Master biennale in Medicina Estetica presso l’Università Tor Vergata di Roma; attualmente unico Master Universitario in Medicina Estetica certificato ISO 9001.

La Medicina Estetica nasce dall’intuizione che l’uomo è sano quando è in armonia con le diverse fasi della vita, con il proprio aspetto fisico e mentale. Tale semplice concetto è appartenuto, fino a poco tempo fa, più alla filosofia che alla medicina. La Medicina Estetica è una branca medica che, interpretandolo, ha come scopo l’ottimizzazione dell’equilibrio psicofisico individuale; tale equilibrio è il frutto di una perfetta integrazione di più fenomeni e componenti. Spetta alla Medicina Estetica il compito di capire il ruolo dei diversi sistemi che stanno a capo dell’equilibrio dinamico psicofisico e di correggerne gli eventuali squilibri in modo tale che da una situazione di benessere non si passi ad una situazione di patologia.

James Lynch diceva che:“L’ingiunzione di amare il tuo prossimo come te stesso non ha solamente valore morale. E’ un imperativo psicologico. Avere a cuore gli altri è un fatto biologico. Abbi a cuore gli altri e non sarai più solo. E quanto più sarai legato alla vita, tanto più sana sarà la tua esistenza”. Genericamente, oggi, con l’espressione ”Qualità della Vita” viene indicato il livello di benessere, anche psicologico, dei cittadini che la società deve tendere a realizzare con le condizioni economiche e di lavoro, ambientali, di relazioni sociali, con la prevenzione delle malattie fisiche e mentali. Il concetto di Qualità della Vita trae la sua origine e diventa centrale soprattutto in società che non sono afflitte da problemi di sopravvivenza come fame, siccità, guerre, malattie infettive e malattie infantili particolarmente diffuse.

Ovviamente, laddove la vita stessa è in pericolo, il problema della sua qualità non si pone neppure. E’ dunque solamente nelle società industriali, e soprattutto in quelle avanzate che si discute sul livello di qualità della vita. Occorre distinguere debitamente tra Qualità della vita, livello di vita e stile di vita. Per livello di vita deve intendersi il dato empiricamente rilevabile delle risorse reali utilizzabili, dunque in una prospettiva che appare essenzialmente quantitativa più che qualitativa. Lo stile di vita si riferisce alle modalità con cui si fa ricorso ad una serie di beni per servirsene come supporto più o meno essenziale nel corso della propria esistenza. Infine la Qualità della vita indica la percezione che i soggetti hanno della loro possibilità di usare al meglio le disponibilità economiche e culturali presenti nel loro universo di riferimento e di vita quotidiana.

signora che mette la crema sul visoQualche decennio fa si poneva attenzione soprattutto alle variabili quantificabili come lo status socio-professionale, l’età, la residenza, il reddito, mentre oggi si tiene maggiormente conto di elementi più qualitativi come il grado di soddisfazione, il superamento della privazione relativa e, quindi, l’accesso alle migliori chances, atteggiamenti e comportamenti. Spetta comunque a noi scegliere che fare della nostra vita. Possiamo accettare ciò che capita con una sorta di mesta rassegnazione, oppure inveire contro l’esistenza con veemente passione umana. Possiamo vivere la vita come esaltazione o sottomissione, come fonte di gioia o di sconforto, di estasi o di inanità. Ma la scelta è comunque nostra, questo è il punto !

Felicità e benessere sono, del resto, due categorie non facilmente assoggettabili a misurazioni di sorta; esse costituiscono il punto di riferimento essenziale per la qualità della vita o meglio ne costituiscono l’obiettivo principale. Ovviamente, anche la soddisfazione, proprio come la privazione, può essere relativa e quindi riduce la qualità della vita qualora lo scopo prefissato non venga raggiunto in pieno. Gli sforzi tesi a migliorare la qualità della vita hanno come obiettivo l’aumento della cosiddetta “ speranza di vita “ che nelle società industriali e post-industriali è già abbastanza consistente. La “ Speranza di vita “, d’altro canto, è strettamente collegata alle condizioni socio-ambientali che la favoriscono ed è per questo che agli studi relativi alle relazioni industriali si sono affiancati, tra molti altri, anche quelli relativi ai modelli di percezione dei diversi livelli di soddisfazione nella vita ( life satisfaction ) .

Dunque si potrebbe dire che la qualità della vita è per un verso dipendente dalla quota di reddito che viene investita per beni non indispensabili e per un altro dalla parte di tempo a disposizione per attività non lavorative. Reddito e tempo sono quindi due fonti di Qualità della vita ed il loro esaurirsi per sopperire a necessità impellenti, impedisce di fatto la consapevolezza e la praticabilità della Qualità della vita stessa. Il vivere moderno ci impone frequenti esigenze ed il tributo che si paga in termini di danni da usura è molto elevato. Per vivere bene, oggi, bisogna sentirsi “in forma” a qualsiasi età e la medicina è sempre più sollecitata da gente che chiede di migliorare il proprio aspetto fisico per sicurezza personale e per necessità professionali.

  • La funzione della Medicina Estetica è dunque legata ad una precisa richiesta della collettività e svolge un importante ruolo nella medicina sociale. A prima vista, seguendo il concetto tradizionale di Medicina Sociale come branca che tratta i problemi dei cosiddetti flagelli sociali, ben pochi sarebbero i punti di contatto tra medicina sociale e medicina estetica. Ma è bene tener presente come, essendo oggi la medicina sociale soprattutto medicina della prevenzione rivolta alla persona ed avendo come obiettivo non solo il controllo e l’eliminazione delle malattie evitabili e la riduzione di quelle affrontabili, ma anche il miglioramento della qualità della vita, emergono diversi aspetti comuni:Epidemiologia della salute intesa come ricerca scientificamente obiettiva del valore preventivo e curativo di predisposizioni genetiche ed ambientali, la misurazione degli indici di stress e di soddisfazione.
  • La valutazione, egualmente scientifica, dell’efficacia dell’attività fisica, dell’alimentazione razionale per il rallentamento di alcuni processi fisiologici di invecchiamento e di sovraccarico sul rachide, cioè dell’osteoporosi e dell’artrosi, essendo già comprovati quelli sull’apparato cardiovascolare e respiratorio.
  • L’approccio psicologico dell’auto-valutazione dell’età biologica, nuovo aspetto della medicina comportamentale; non esistono soltanto gli indici dell’auto-stima, ma oggi si misura la percezione di quale potenziale umano, lavorativo, sessuale, ideativo ci si sente di possedere anche in età cosiddetta avanzata, come espressione di una motivazione che di per sé è positiva.
  • La globalità della programmazione degli interventi, che non possono ridursi all’effettuazione di tecniche più o meno sofisticate, ma che non possono prescindere da valutazioni della fisio-patologia e delle componenti psico-somatiche. La conoscenza dei principi scientifici della psicologia deve accompagnarsi ad una disciplina deontologica quanto mai severa onde superare del tutto le caratteristiche da “ settimanale rosa “ del coinvolgimento del Medico con problematiche di natura estetica. Problematiche che sono fondamentali per il mantenimento dell’auto-stima e per l’adozione di stili di vita positivi.

Oggi, in particolare, l’attenzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è rivolta allo sviluppo, nei Paesi Occidentali, di stili di vita positivi che non risultino da imposizioni del tipo non fumare, bevi poco e muoviti molto, ma che rappresentino la confluenza fra atteggiamenti diversi nei confronti della propria ed altrui salute.

A cura di Prof. Gianluigi Bertuzzi

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