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Anti-aging e qualità della vita - parte tre

Dottoressa bionda con occhialiAnti-Aging 3

Medicina estetica, medicina anti-aging e qualità della vita - terza parte

In generale l’invecchiamento è un processo biologico di ogni essere vivente e, nell’uomo, dobbiamo distinguere un invecchiamento cosiddetto fisiologico da un invecchiamento patologico rappresentato o dall’insorgenza troppo rapida dei segni e dei sintomi dell’invecchiamento fisiologico oppure da una esasperata manifestazione di tali segni e sintomi in età avanzata.

La vita attiva dell’uomo, cioè sia quella vegetativa che quella di relazione, è regolata fondamentalmente da equilibri tra diversi sistemi in costante combinazione tra loro: il Sistema Nervoso Centrale, il Sistema Endocrino ed il Sistema Immunitario. Nel nostro organismo nessun sistema opera in modo isolato e nessun apparato lavora indipendentemente dall’altro. L’organismo è, quindi, un sistema aperto nel quale ogni singolo distretto comunica e collabora con gli altri per garantire quell’equilibrio dinamico, metabolico e psico-fisico, che ci permette di essere vivi, efficienti ed in buona salute.

Definiamo, pertanto, l’invecchiamento dell’uomo quel processo che vede i Tre Grandi Sistemi che regolano la nostra esistenza non dialogare più tra loro, così efficacemente come prima. Invecchiamento, senescenza e longevità sono fenomeni correlati relativi a processi ritenuti per lungo tempo impossibili da analizzare da un punto di vista strettamente scientifico. Oggi non è più così in quanto si è visto che tali processi sono sottoposti a controllo genetico.

Da circa venti anni sono stati isolati geni responsabili della “longevità” soprattutto in diverse specie di invertebrati e nella specie umana sono stati isolati geni responsabili di numerose malattie ereditarie, tra cui il Morbo di Alzheimer, ritenute fino ad allora collegate al processo di invecchiamento. La correlazione tra età raggiunta alla morte in gemelli monozigoti ha suggerito l’esistenza di un 20-40% di ereditarietà per la lunghezza della vita nell’uomo. Possiamo affermare che, nella specie umana, il processo di invecchiamento è legato, quindi, per circa un terzo a fattori genetici e per due terzi a fattori esterni.

La genetica costituisce uno strumento importante applicato all’analisi dei processi di invecchiamento di diverse specie viventi ed i progressi che si stanno compiendo verso questa direzione, si spera possano portare al raggiungimento, in un futuro non troppo lontano, del comprendere perché l’uomo invecchia. Per il momento la nostra attenzione è rivolta verso i cosiddetti fattori esterni responsabili del processo e che, come già detto, costituiscono, per ben due terzi, la causa del fenomeno.

Numerose e, a volte bizzarre, sono le teorie sulla causa dell’invecchiamento, ma, a tutt’oggi, quella più accreditata è quella dello stress ossidativo da Radicali Liberi. I Radicali Liberi sono delle sostanze che si possono sviluppare all’interno del nostro organismo e che sono in grado di danneggiare le cellule, ossidando le loro pareti, fino alla distruzione del loro nucleo, e, quindi, uccidendole. La morte di queste cellule rappresenta il punto di partenza verso la degenerazione di organi e apparati e, quindi, verso la perdita di quegli equilibri che regolano la nostra vita. Il nostro organismo presenta delle sostanze in grado di contrastare l’azione negativa dei Radicali Liberi, ma non sempre questo è possibile, vuoi per il loro numero troppo elevato, vuoi per il numero troppo scarso di sostanze antiradicaliche (anti-ossidanti) presenti.

Risulta, quindi, semplice intuire come l’azione di prevenzione dell’invecchiamento si rivolga da un lato a cercare di ridurre il più possibile la quantità di Radicali Liberi presenti nel nostro organismo e, dall’altro, a cercare di aumentare la quantità e la qualità di quelle sostanze in grado di neutralizzarli. A prima vista potrebbe sembrare banale pensare di diagnosticare l’invecchiamento: l’invecchiamento si vede attraverso le rughe, i capelli bianchi, l’andatura stentata e molti altri segni che ci indicano un’età, seppure approssimativa.

Spesso l’aspetto di una persona ci può fornire un’idea sulla sua salute e sulla sua età, ma solo esami accurati e sofisticati possono stabilire il reale stato di salute delle cellule dell’organismo nonché indicazioni sulla loro vulnerabilità. Anche il verbo “diagnosticare”, quindi, può sembrare improprio in quanto non viene diagnosticata una malattia, ma uno stato di salute, attraverso la determinazione dell’età biologica. La psico-neuro-endocrino-immunologia, ci parla delle interferenze positive e negative che la nostra psiche, equilibrata o disturbata da ansia, stress e depressione, può avere sulle attività sia del sistema endocrino, interferendo con i nostri metabolismi, sia del sistema immunitario, regolando la nostra capacità di difesa contro infezioni e tumori.

La medicina anti-aging in prima battuta fornisce una carta di identità biologica per ogni singolo individuo e, in seconda battuta, procede con misure idonee a migliorare tutte le funzioni dell’organismo, ottimizzandole. In questo campo, la prevenzione, così come abitualmente è intesa, ed i comuni “check-up”, non sono di alcuna utilità in quanto impostati a diagnosticare in fase precoce uno stato di malattia e non ad evitarne l’insorgenza. L’età biologica dell’uomo, dunque, rappresenta lo stato di “usura”, di funzionamento di quella meravigliosa macchina che è il nostro organismo ed è in grado di darci preziose indicazioni sulla velocità con la quale il processo di invecchiamento sta procedendo.

Attraverso un esclusivo programma di indagini e di calcolo (Arpa Anti Aging Program) è possibile valutare l’età biologica dell’individuo identificando lo stato di usura degli otto distretti maggiormente interessati dal processo di invecchiamento:

  • Cerebrale
  • Immunitario
  • Ormonale
  • Cellulare (stress ossidativo)
  • Cardiovascolare
  • Antropologico
  • Muscolo-scheletrico
  • Cutaneo

Quindi, l’invecchiamento della pelle è solo una delle manifestazioni di un invecchiamento generale. Lo stesso Cicerone, molti anni fa, ricordava come la pelle fosse lo specchio dell’anima “nihil sine cute, intus et in cute, intus ut in cute”.

Numerosi sono i segni clinici dell’invecchiamento cutaneo che vanno dalla diminuzione delle quantità di sebo ed acqua al progressivo aumento della sensibilità. Accanto ad essi modificazioni di carattere chimico, metabolico, strutturale e funzionale contribuiscono a determinare l’età biologica della pelle, il suo stato di usura. La Medicina Estetica è una medicina restitutiva e correttiva che utilizza metodologie e tecniche mediche, chirurgiche, fisioterapiche, termali, cosmetiche ed estetiche rigorosamente documentate.

Medicina restituiva, dunque, che non va intesa nel senso illusorio di “ringiovanimento”, poiché ogni età ha il suo aspetto, ma di ripristino di funzioni fisiologiche turbate dagli stress emotivi, dalla condotta innaturale di vita, dagli inquinamenti ecologici e da malattie vere e proprie. L’attività correttiva svolta dalla Medicina Estetica deve essere vista in senso positivo, infatti, migliorare l’aspetto estetico di un individuo permette a questo di piacersi di più, di migliorare l’accettazione del proprio Io e di riequilibrarsi psicologicamente.

Fondamentale è, come dicevo prima, per la Medicina Estetica non scindere mai il concetto di salute = bellezza, e non il contrario, anche perché sarebbe molto difficile, o meglio, impossibile definire regole estetiche universali. In tribù indiane dell’Ovest degli Stati Uniti il principale requisito di bellezza è la grassezza delle cosce e delle braccia; “ coscia magra ” o “ sedere di cane “ sono tra i peggiori insulti che si possano rivolgere ad una donna di quelle tribù.

Nella cultura attualmente dominante in Europa e nel Nord America la grassezza è rifiutata. Per contro, in numerose società, il sovrappeso e l’abbondanza di certe forme sono requisiti essenziali di bellezza. Esiste forse un individuo così insensibile da ignorare totalmente la bellezza che tutti ci circonda? La bellezza abbonda e ci colpisce anche nelle cose più prosaiche. Basta guardare per trovarla.

La bellezza vivifica il luogo comune. Ci rende più consapevoli, eleva il nostro spirito, nutre le nostre anime, arricchisce il cuore. La bellezza sperimentata, apprezzata, condivisa è sempre un’espressione d’amore. Shakespeare scriveva che “il bello e il brutto non esistono, è il pensiero a renderli tali”. Delle 325 culture codificate nell’Human Relation Area Files, 58 hanno dati adeguati per la stima delle caratteristiche della bellezza femminile. Una moderata o media grassezza è preferita dall’81% delle società considerate dall’Human Relation Area Files ed un marcato Habitus ginoide è abitualmente molto ben accettato e preferito dal 90% delle società suddette. Non è escluso che questi ideali di bellezza, che si traducono in scelte sessuali, abbiano un remoto riferimento alla fecondità. In molte culture preistoriche la fertilità veniva rappresentata simbolicamente con figure di donne con accentuazione della circonferenza della metà inferiore del corpo; anche tra i Latini il bacino largo era sinonimo di fecondità.

Anche in Italia, ed in particolare al Sud, come in altre culture mediterranee, “ omo dè panza “ significa uomo di potere e donna dai fianchi larghi significa donna feconda e simili osservazioni è possibile trovarle anche tra le divinità come il Buddha corpulento e la Venus callipigia. Notevole importanza hanno differenze interindividuali e differenze individuali considerevoli di sensibilità allo stile di vita ed all’ambiente, le quali da abbronzatura-duratura-protezione-raggi-uv-idratare-pelle.html">sole possono darci alcune risposte sul perché, in ambito europeo, esistano figure strutturalmente opposte come la silhouette anglosassone e la silhouette mediterranea. A questo punto sarebbe spontaneo chiedersi quale, tra le diverse silhouette possa essere la più gradita o, meglio, se quella mediterranea manterrà nel tempo certi ideali di bellezza.

Come già accennato in precedenza, la pretesa di definire regole estetiche universali cozza contro molte difficoltà; per quanto riguarda il corpo umano possiamo ritenere che le proporzioni descritte dall’arte greca classica suggeriscano degli standard ideali di bellezza ed armonia, oltre ad essere probabilmente collegate alla salute in tutti i suoi aspetti, e le regole estetiche degli artisti greci influenzano, più o meno, i giudizi di valore estetico sul nostro corpo e su quello degli altri, almeno nel mondo occidentale. Tuttavia, molte influenze culturali assai antiche contrastano con questo sistema di valori estetici e il valore attrattivo della fidanzata formosa in certe popolazioni o il culto dell’obesità tra i più grandi artisti o la pericolosa magrezza crudelmente imposta alle modelle della nostra epoca, sono tutti esempi, tra molti altri, che mostrano l’impossibilità di contare su regole assolute nel giudicare il valore estetico di un corpo umano.

E’ più che mai compito della M.E., a tale proposito, cercare di riarmonizzare l’estetica di un corpo, indipendentemente dalla sua struttura originaria androide o ginoide, modificando le abitudini e gli stili di vita responsabili dell’accentuazione di eventuali inestetismi e correggendo questi ultimi nel rispetto di metodologie scientificamente rigorose. Questo, attraverso tre momenti fondamentali per il Medico :

  • La Visita di Medicina Estetica, anamnestica – psicologica – antropometrica – flebolinfologica – cutanea e posturale.
  • La Diagnosi e le aspettative del paziente.
  • L’Indirizzo Terapeutico impostato da un lato sì a correggere l’eventuale inestetismo, ma soprattutto, dall’altro, a ripristinare un equilibrio psico-fisico e funzionale, spesso perduto.

Certo, ciascuno di noi reca nella propria vita sentimentale, sociale e professionale un temperamento ed uno stile diverso da ogni altro. Quale monotonia se tutti ci esprimessimo in modo uguale e prevedibile. La diversità è il pigmento del comportamento umano. Fino a che noi restiamo aperti alle differenze, non cessiamo di arricchire la nostra personalità e la nostra cultura, e tanto più numerosi saranno i mezzi d’espressione che noi potremo comprendere ed accettare, tanto più piena e viva sarà la nostra capacità di proporci agli altri.

Ritengo, infatti, che la crescita culturale, sociale, scientifica della M.E. sia direttamente proporzionale al contributo, piccolo o grande, che ognuno di noi può dare attraverso le sue conoscenze, le sue esperienze, la sua creatività. Potremmo dire che tutti sappiamo perfettamente ciò che è meglio per ognuno di noi e per gli altri.

Non abbiamo che da porgere l’orecchio per scoprire che gran parte delle comunicazioni a noi rivolte hanno forma e sostanza di consigli. Siamo ammaestrati, redarguiti, ammoniti, esortati. Ci sentiamo dire e ridire ciò che dovremmo fare, ciò che dovremmo pensare, quali dovrebbero essere i nostri scopi. C’è sempre qualcuno pronto a citare mode, orientamenti, stili, testimonianze, dati statistici, volti a confermare alcune opinioni e ad abbracciare certi punti di vista. Ogni nuova informazione riveste un suo valore, a condizione che ne conosciamo la fonte e che non accogliamo ciecamente le indicazioni altrui reputandole perfette.

Vi sono momenti in cui avvertiamo la necessità di essere guidati o stimolati, ma solo per il tempo che ci consente poi di ritrovare l’equilibrio necessario a guidare il nostro operato e ad incentivare la nostra creatività. Concludo sottolineando ancora una volta che la Medicina Estetica non vuole e non ha la pretesa di rincorrere l’elisir dell’eterna giovinezza, ma che, con grande umiltà e determinazione, lavora per cercare di aiutare gli altri e noi stessi a VIVERE MEGLIO E PIU’A LUNGO.

“se trattiamo le persone per ciò che sono esse rimarranno come sono, ma se noi le trattiamo per ciò che potrebbero essere, e potrebbero diventare, esse diventeranno al meglio loro stesse” (J.T. Smith).

A cura di Prof. Gianluigi Bertuzzi

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