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Fitoterapia per eliminare le adiposità di grasso

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Efficacia di un nuovo preparato fitoterapico nel trattamento della pannicolopatia edemato fibrosclerotica e delle adiposità localizzate - parte 1 di 2

La pannicolopatia edemato fibrosclerotica (P.E.F.S.) consiste in una isto-angiopatia caratterizzata da alterazioni del microcircolo che finiscono per produrre danni a catena anche a livello del tessuto adiposo.

Nello stesso soggetto già affetto da P.E.F.S. possono anche essere presenti adiposità localizzate (A.L.). Sostanze che inibiscono l’adipogenesi e incrementano la termogenesi appaiono essere di primaria importanza nel trattamento della P.E.F.S. e delle A.L., così come le sostanze che tendono a migliorare la microcircolazione e la sintesi del collagene. Alcuni ormoni stimolano la lipogenesi ed altri la inibiscono; le catecolamine stimolano la lipolisi attraverso l’attivazione dell’adenil-ciclasi. Comunque, sembra che la via più efficace per rimuovere il grasso dagli adipociti sia l’incremento delle proteine disaccoppianti e la “combustione” del grasso localizzato (termogenesi).

L’inalazione o l’applicazione topica degli oli essenziali di pepe nero, dragoncello, finocchio e bergamotto incrementano l’attività neuronale simpatica di circa 2,5 volte. Hariya et al. (2003) hanno proposto la teoria delle UCP in cui l’inalazione di un determinato aroma stimola la secrezione di noradrenalina la quale agisce sia sulla lipolisi che sulla termogenesi, stimolando la “combustione” dei grassi prodotti localmente. In questo articolo è riportato un esperimento avente lo scopo di valutare clinicamente e strumentalmente l’effetto di un preparato fitoterapico nel trattamento della P.E.F.S.e delle A.L.

Parole chiave: Pannicolopatia edemato fibrosclerotica (P.E.F.S.); Adiposità localizzate (A.L.); oli essenziali, olio di enotera, olio di borragine, olio di vinaccioli, estratto di Melilotus officinalis.

Efficacy of a phytotherapic formulation in the treatment of the oedemateous fibrosclerotic panniculopathy and local adiposity

Oedemateous fibrosclerotic panniculopathy (E.F.P.) is currently considered an histo-angiopathy with micro-circulatory disorder that causes alterations and structural changes in subcutaneous adipose tissue. In the same patients the local adiposity (L.A.) frequent occurrence. Reducing adipogenesis and increasing thermogenesis appear to be primary routes and also improving the microcirculation and collagen synthesis. Several hormones stimulate lipogenesis but it is decreased by others; catecholamines stimulate lipolysis through the activation of adenyl cyclase. However, the most efficient route to adipocyte fat removal would be to increase the levels of mitochondrial uncoupling proteins and ‘burn’ the fat locally (thermogenesis).

Inhalation or topical application of essential oils such as pepper, estragon, fennel or grape-fruit oils increase sympathetic neural activity by up to 2.5-fold. Hariya et al. (2003) proposed the UCP theory in which inhalation of an appropriate odorant stimulates the secretion of noradrenaline which acts to both lipolysis and thermogenesis to ‘burn’ the locally produced fat. In this paper are reported a trial aimed at evaluating clinically and instrumentally the effects of a phytotherapic formulations in the treatment of E.F.P. and L.A. compared with a placebo.

Key word: Oedemateous fibrosclerotic panniculopathy (E.F.P.), local adiposity (L.A.), essential oils, evening primrose oil, borage seed oil, grape-seed oil, Melilotus officinalis extract.

Introduzione

La definizione di pannicolopatia edemato fibrosclerotica (P.E.F.S.) è stata coniata da S.B. Curri ( 1990) dopo un lungo e attento studio ultrastrutturale del tessuto sottocutaneo (modificazioni del microcircolo e del tessuto connettivo). Si tratta di una isto-angiopatia dove il primum movens è rappresentato da alterazioni del microcircolo che finiscono per produrre danni a catena anche a livello del tessuto adiposo. In realtà recenti studi con risonanza magnetica, mettono in evidenza come il tessuto adiposo interessato da tale affezione subisca delle profonde modificazioni forse addirittura contemporaneamente al danno vascolare, il che suggerisce di proporre un termine forse ancora più indicato: Adipocitosi.

Sulla base degli studi di Curri (1990, 1991, 1993) è stato possibile distinguere 4 stadi evolutivi della P.E.F.S. ed in particolare:

1° stadio = edema

  • Edema e lipoedema
  • Dissociazione adipocitaria
  • Ectasie capillaro-venulari
  • Microaneurismi
  • Stasi microcircolatoria

2° stadio = sclerosi

  • Manifestazioni abiotrofico-regressive degli adipociti
  • Microangiopatia cutanea ed ipodermica
  • Dilatazione massiva dei microvasi e delle venule
  • Sclerosi dei dispositivi di blocco
  • Ipossidazione distrettuale
  • Microemorragie

3° stadio = fibrosi e fibrosclerosi con micronoduli

  • Dissociazione e rarefazione adipocitaria
  • Incapsulamento degli adipociti degenerati in MICRONODULI
  • Scompaginamento del confine dermo-epidermico
  • Iniziale sclerosi del connettivo dermico
  • Massive ectasie capillaro-venulari
  • Microaneurismi e microemorragie diffuse

4° stadio = epatizzazione e sovvertimento strutturale con macronoduli.

  • Scomparsa della tipica lobulazione adipocitaria
  • MACRONODULI incapsulati da tralci connettivali
  • Liposclerosi diffusa
  • Microvaricosità venulo-venose
  • Diffusa stasi microcircolatoria

 

Esame obiettivo della P.E.F.S.

1° STADIO

  • Aumento della pastosità cutanea
  • Riduzione dell’elasticità
  • Aumento della plicabilità
  • Ipotermia distrettuale
  • Pinch test negativo

2° STADIO

  • Accentuazione di tutte le caratteristiche del 1° stadio
  • Pinch test negativo

3° STADIO

  • Pelle a “buccia d’arancia”
  • Fine-granulia dei piani profondi alla palpazione
  • Elasticità ridotta con aree di flaccidità cutanea
  • Pinch test talvolta positivo

4° STADIO

  • Cute a “trapunta”
  • Pallore zonale
  • Flaccidità
  • Abnorme plicabilità
  • Pinch test positivo

Oltre ad un attento esame obiettivo è possibile distinguere i quattro stadi dapprima con un'indagine utile come screening di base, ma alquanto imprecisa (termografia da contatto) e poi con ecografia dei tessuti molli attraverso la quale distinguere i diversi aspetti del sottocutaneo. Utile e preciso invece risulta un’analisi con videocapillaroscopia per mettere in evidenza gli aspetti del microcircolo.

L’azione terapeutica risulta più evidente soprattutto nei primi due stadi (completamente reversibili); lo è invece in maniera minore nel III e IV (in parte irreversibili). Come già detto la componente adiposa nella P.E.F.S. risulta spesso alterata; inoltre non infrequentemente, adiposità localizzate (A.L.) possono essere presenti nello stesso soggetto già affetto da P.E.F.S.

Quindi, sostanze che possono inibire l’ adipogenesi e incrementare la termogenesi appaiono essere di primaria importanza nel trattamento della P.E.F.S., così come le sostanze che tendono a migliorare la microcircolazione e la sintesi del collagene.

Le proteine disaccoppianti (UCPn) sono presenti nei mitocondri di tutte le cellule ed hanno la capacità di dissipare il gradiente protonico mitocondriale generato dalla catena respiratoria. Alcuni studi realizzati su animali transgenici hanno evidenziato che grazie all’espressione di queste proteine la massa di tessuto adiposo era molto ridotta (Rawlings, 2006), così come la loro espressione nel tessuto adiposo umano sembra ridurre la presenza della PEFS. A tale riguardo Hariya et al. (2003) hanno proposto la teoria UCP in cui l’inalazione di appropriate fragranze (bergamotto, estragone, finocchio, pepe), incrementando l’attività neuronale di circa 2,5 volte, stimolano la secrezione di noradrenalina che, in sinergia con il percutaneo assorbimento di caffeina, determina un incremento dei livelli di UCP-3 nel tessuto adiposo bianco sottocutaneo e quindi una inibizione della lipogenesi e un incremanto della termogenesi, con riduzione dei grassi localmente prodotti.

Molti sono gli estratti vegetali utilizzati nel trattamento della P.E.F.S. al fine di migliorare la microcircolazione periferica e il drenaggio linfatico. Uno dei più studiati è l’estratto secco di Melilotus officinalis con azione anti-edema dovuta alle cumarine e ai flavonoidi che riescono a ridurre la stasi venosa e linfatica (Rawlings, 2006).

Recentemente sono anche state impiegate diverse sostanze come l’ idrossicitrato, il gallato di epigallocatechine e l’acido linoleico coniugato (CLA = conjugated linoleic acid) per la loro azione accertata nel miglioramento della pelle (Lis-Balchin, 1999).

In questo articolo è stato riportato uno studio a doppio cieco, realizzato allo scopo di valutare clinicamente e strumentalmente gli effetti dell’applicazione topica di un nuovo preparato fitoterapico nel trattamento della P.E.F.S. e A.L., in confronto con il placebo.

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Materiali e metodi

Singoli componenti del preparato fitoterapico (Tab. 1):

Oli essenziali – Gli oli essenziali di dragoncello (Artemisia dracunculus L.), finocchio (Foeniculum vulgare Mill.), limone (Citrus limon Osbeck) e pepe nero (Piper nigrum L.) sono stati ottenuti per idrodistillazione delle parti aeree (dragoncello) e dei frutti (pepe nero, limone e finocchio).L’analisi qualitativa e quantitativa degli oli è stata realizzata mediante gas-cromatografia (GC). Le condizioni di analisi seguite con apparecchio gas-cromatografico Hewlett-Packrd 5890 sono le seguenti: detector H-P5970; iniettore Splitt/Splittes: volume iniettato = 1µl; colonna di carbowax 20 M (lunga 30 cm, con diametro di 0,25 mm); gas di trasporto: elio; flusso: 1 ml/min; temperatura dell’iniettore e del detector: 230° C; temperatura programmata: 40-220° C al min., poi isoterma a 220° C per 10 min.

I diversi costituenti sono stati identificati per confronto “spettro di massa/tempo di ritenzione” (GC – MS = Gas Chromatography – mass spectrometry), secondo i dati pubblicati in letteratura. I risultati sono riportati nelle Tabb. 2-5.

Altri componenti - Estratto secco di Melilotus officinalis (L.) Pallas, titolato in cumarine totali min. 20%, ottenuto secondo il metodo di Martino et al. (2006); olio di Borragine (Borago officinalis L.) e olio di Enotera (Oenothera biennis L.) estratti secondo il metodo IUPAC 1.122 (Christie W.W., 1999), olio di vinaccioli (Vitis vinifera L.) estratto secondo il metodo di Ahn et al. (2002).

Lo studio è stato condotto presso “l’Ambulatorio di Medicina Estetica dell’Ospedale Israelitico di Roma”. Un gruppo di 76 donne, di età compresa tra 18 e 50 anni (media 31,6), con P.E.F.S. e A.L. da almeno due anni, sono state valutate nel periodo da marzo a maggio 2006. I criteri di inclusione sono stati: presenza di P.E.F.S. al II, III o IV stadio; A.L. a livello trocanterico e sotto-trocanterico, età compresa tra 18 e 50 anni e interesse a partecipare all’esperimento. I criteri di esclusione sono stati: BMI superiore a 30, un eventuale calo ponderale superiore al 10% del peso iniziale, varicosità tronculari e reticolari, flebolinfedema, linfedema sistemico (test di Stemmer positivo), insufficienza venosa cronica (diagnosi clinica e strumentale), post-liposuzione, altri trattamenti anti-P.E.F.S. in corso o negli ultimi 30 giorni prima di iniziare lo studio, menopausa e premenopausa, pazienti affetti da iniziali o evidenti patologie in corso.

I pazienti sono stati suddivisi in modo randomizzato in due gruppi: il gruppo A (50 pazienti), ha ricevuto il preparato anti-P.E.F.S. contenente i principi attivi e il gruppo B (26 pazienti), ha ricevuto un placebo.

A ciascun paziente è stato dato un flacone contenente 200 ml di preparato oleoso anti-P.E.F.S. o 200 ml di placebo. I pazienti sono stati istruiti ad applicare l’olio dal ginocchio alle natiche, ogni giorno alla stessa ora.

Immediatamente dopo l’applicazione del preparato, ai pazienti sono stati fatti indossare degli shorts in neoprene della giusta misura, ogni giorno per almeno 6 ore, l’ideale era durante il riposo notturno (Rao et al., 2005).

I pazienti non erano a conoscenza del contenuto delle formulazioni, se contenenti principi attivi o placebo. Essi hanno ricevuto contenitori senza indicazioni, siglati con A o B il cui aspetto non differiva nelle dimensioni, forma e colore. Il placebo conteneva olio di semi di girasole, olio di semi di soia e glicerolo.

Dopo aver ottenuto il consenso scritto, ciascun soggetto è stato sottoposto ai test clinico-iconografici e strumentali entro il periodo di ventiquattro ore.

Le valutazioni non invasive cliniche, iconografiche e strumentali sono state realizzate prima di iniziare il trattamento e dopo 20 giorni dal termine del trattamento (la cui durata è stata di 60 giorni). Ai pazienti è stato chiesto di non bere caffè e non fumare per almeno due ore prima delle valutazioni.

Valutazione clinico-iconografica

La valutazione clinico-iconografica ha incluso la registrazione dell’anamnesi fisiologica e patologica prossima e remota del paziente, l’altezza, il peso corporeo, la circonferenza dei fianchi, la calibrometria biomerale e bitrocanterica, la valutazione dell’habitus, l’impedenziometria, la plicometria, l’acqua totale corporea (T.B.W. - Total Body Water), l’acqua intra-cellulare (I.C.W. - Intra Cellular Water), l’acqua extra-cellulare (E.C.W. - Extra Cellular Water), l’indice di massa corporea (B.M.I. - Body Mass Index), la massa grassa (F.M. – Fat Mass), la massa magra (F.F.M. – Fat Free Mass), l’indice armonico di massa corporea (A.B.M.I. - Armonic Body Mass Index). e la valutazione del peso armonico desiderabile.

Valutazione del peso armonico desiderabile secondo il metodo Bertuzzi G.

Si tratta di un metodo induttivo in cui l’induzione consiste in un processo di astrazione che consente di trovare una regola generale attraverso un ragionamento che parte da osservazioni cliniche.

Nelle valutazioni antropometriche l’indice di massa corporea (B.M.I.) rappresenta un importante indice di morbilità che mette in relazione il peso in eccesso con il potenziale rischio di insorgenza di malattie. Esso prevede una scala di valori normali per il sesso femminile che vanno da 19 a 24 e si calcola dividendo il peso per il quadrato dell’altezza. Questo, però, non tiene in alcun conto la morfologia dell’individuo in esame. Negli anni, molti autori hanno tentato di classificare le diverse strutture antropomorfologiche sulla base dei più svariati criteri fino ad arrivare al 1987 dove Luigi Brian introduce per primo nella sua classificazione il concetto di armonia (Armonici, Disarmonici, Displastici).

Nello studio in esame, in maniera molto schematica, vengono identificati soltanto due tipi di struttura: Habitus ginoide, caratterizzato da un diametro bi-trocanterico superiore al diametro bi-omerale, ed un Habitus androide, caratterizzato da un diametro bi-omerale superiore al diametro bi-trocanterico. La distribuzione del tessuto adiposo, nelle due strutture, è molto diversa in quanto nell’habitus ginoide il grasso, poco o tanto che sia, tende a localizzarsi a livello dell’addome e delle gambe, mentre nell’habitus androide a livello dell’addome e del tronco. Introducendo il concetto di armonia morfologica (A.B.M.I. – Armonic Body Mass Index) per ognuna delle due strutture sono stati evidenziati tre gradi e cioè ginoide I, dove la differenza tra i diametri è minima (0,1 – 1,9 cm), ginoide II, dove la differenza è più consistente (2 – 4,9 cm) e ginoide III, in cui la differenza è assai accentuata (> 5 cm); stessa cosa per la struttura androide.

Più accentuato sarà il grado di habitus, ad esempio ginoide III, più netta sarà la distribuzione regionale del grasso. I coefficienti del A.B.M..I. descritti in Tab. 6, presentano, però, delle variabili, ad esempio, nella ginoide III tra 19 e 19,9. Quindi per individuare nell’ambito dello stesso grado e tipo di habitus il coefficiente di A.B.M.I. più corretto è stato introdotto il criterio della divina proporzione. Per trovare la sez. aurea (che rappresenta la divina proporzione) in un segmento dobbiamo far sì che la parte maggiore di tale sezione si trovi in proporzione con l’intero segmento come la sua parte minore si trova in proporzione con la parte maggiore. Quindi, se chiamiamo l’intero segmento AB, la sezione aurea che descrive la divina proporzione di quel segmento si troverà in un punto del segmento AB denominato C, per cui AC:AB = CB: AC.

Se AB è di lunghezza 1, e chiamiamo x la lunghezza del segmento AB, allora la definizione sopra fornita dà luogo alla seguente equazione:

1 - x = x , e cioè 1-x = x2

x 1 che ha due soluzioni per x, (-1-√ 5)/2 e (√5-1)/2.

La prima è negativa, per cui non soddisfa le condizioni del problema. La seconda rappresenta proprio il rapporto di sezione aurea ed è un numero irrazionale corrispondente a circa 0,618. Il reciproco di x (1/x) viene indicato con Ø e corrisponde a 1+x, cioè circa 1,618. Molto spesso questo rapporto viene indicato come rapporto aureo e viene utilizzato nella costruzione del rettangolo aureo.

Considerando il segmento AB come l’altezza della persona, dovremmo trovare la sua sezione aurea che coincide con l’ombelico, moltiplicando l’altezza per 0,618. Fatta questa operazione, misuriamo la distanza che intercorre tra i piedi e l’ombelico dello stesso individuo: tanto più vicino alla sezione aurea risulterà questa misura, tanto maggiore dovrà essere il coefficiente del A.B.M.I. scelto, in quanto, l’individuo che presenterà tale valore coincidente con la sua sezione aurea risulterà avere perfetta armonia tra tronco e gambe. Viceversa, se dovessimo riscontrare differenze di molti cm. tra la sezione aurea e la misura piedi ombelico, dovremmo scegliere il valore di A.B.M.I. più basso (es: tra 19 e 19,9 si sceglierà 19). Infine per soggetti femminili con età anagrafica superiore a 50 anni che presentano significative variazioni della composizione corporea, spesso dovuta al periodo menopausale e post-menopausale, è stata applicata una maggiorazione di 0,5 per ogni 5 anni di età al coefficiente di A.B.M.I. individuato. Ad esempio, in un soggetto di 55 anni, ginoide II con sezione altezza piedi – ombelico, coincidente con la sezione aurea, aggiungeremo al 20,9 dell’A.B.M.I. il valore 0,5; moltiplicando il coefficiente così ottenuto per l’altezza, otteniamo il peso armonico e desiderabile.

Un peso desiderabile sia da un punto di vista fisiologico che armonico, quindi, dovrà tener conto di un indice armonico di massa corporea (A.B.M.I.) nella norma che, a seconda della struttura della persona, potrà tendere verso il basso o verso l’alto della scala dei valori consentiti (Tab. 6).

Valutazioni strumentali

Le principali tecniche non invasive utilizzate per monitorare alcuni parametri fisici relativi alle condizioni della P.E.F.S. e A.L. sono le seguenti :

  • Test chimici del sangue: transferrina satura, transferrina insatura, ferro libero, colesterolo, trigliceridi, acidi grassi non-esterificati, glicemia, azotemia, creatinina, livello di sodio, livello di potassio, cloremia, livelli di calcio nel sangue, TSH, T3 e T4.
  • Videocapillaroscopia: densità capillare (De Simone et al., 2001)
  • Eco Color-Doppler (Fitzerald et al., 1998)
  • Ecografia dei tessuti molli (Rona and Berardesca, 1999).

A cura di Gianluigi Bertuzzi1, Arrigo Marzola1, Paola Angelini2

1 Master in Medicina Estetica, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

2 Dipartimento di Biologia Vegetale e Biotecnologie Agroambientali e Zootecniche, Università degli Studi di Perugia, Borgo XX Giugno, 74 – 06100 Perugia

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