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Curare la calvizia con autotrapianto

Donna sdraiata accarezza i lunghi capelliCapelli

Recenti acquisizioni nella cura della calvizie con unità follicolari

Oggi l’uomo o la donna che soffrono di alopecia androgenetica, e quindi assistono ad un progressivo diradarsi dei loro capelli, possono affidarsi con tranquillità ad un autotrapianto: in tutti i casi in cui sia ancora presente un bilancio regione donatrice/regione ricevente positivo l’intervento sarà possibile e darà buoni risultati.

Quando fu ideato, i primi trapianti risalgono al 1950 e furono eseguiti a New-york dal chirurgo plastico Orentreich, si mettevano degli innesti cilindrici larghi 4 mm che comprendevano 10-12 bulbi. Ne risultava che i capelli trapiantati crescevano a ciuffetti, come quelli sulla testa delle bambole.

Adesso il progresso tecnico raggiunto con i microinnnesti (Nordstrom 1981, Uebel 1991), consente invece il trapianto dei singoli bulbi ed il rinfoltimento che si ottiene non lascia percepire l’opera del chirurgo. Gli autori impiegano l’utilizzo dei microinnesti “slit” dal 1994 e sulla base di una casistica che raggiunge ormai i 1000 pazienti, 938 uomini e 44 donne, possono oggi esprimere un parere ampiamente positivo sulla bontà dei risultati che si sono dimostrati naturali e stabili nel tempo.

Attualmente sono collocati in ogni sessione da 1300 a 1500 innesti per 3-4000 capelli in circa 4 ore. Il prelievo occipitale prevede la resezione di una striscia lunga circa 20-26 cm e larga non oltre 1 cm che lascia una cicatrice impercettibile perché grazie alla sutura tricofitica vi ricrescono i capelli. Tutti le unità follicolari sono collocate in incisioni praticate con aghi o microlame.

I controlli dei risultati sia immediati che a distanza di tempo hanno evidenziato un indice di soddisfazione da parte dei pazienti molto elevato. In una percentuale piuttosto elevata , circa 20% dei casi , una seconda seduta è stata effettuata entro l’anno successivo al primo trapianto. I pazienti sono sempre al corrente di questa eventuale possiblità per migliorare la densità ottenuta o completare la copertura della zona calva.

Metodi

Il paziente da sottoporre al trapianto è scelto in base alla estensione della zona calva da coprire ed alla densità e qualità dei restanti capelli. Si valuta che tale metodo sia oggi possibile in quasi il 90% delle persone con problemi di calvizie. Ne restano esclusi solo i casi con rapporto tra zona donatrice e superficie calva troppo svantaggioso: una calvizie ippocratrica grave, stadio sesto o settimo della classificazione di Norwood, con una modesta area di capillizio residuo non è correggibile con la chirurgia plastica.

Con l’autotrapianto si può intervenire sia nelle forme iniziali di calvizie , per ridurre ad esempio le stempiature, sia nelle forme gravi in cui tutta la zona frontale e parietale è calva: in questi casi l’infoltimento può richiedere più di una seduta, ognuna con l’inserimento di almeno 3000-4000 bulbi.

A nostro avviso non è opportuno cercare di andare oltre questo numeri: oltre che estenuante sia per l’equipe chirurgica che per il paziente si evita infatti il rischio di sprecare parte degli innesti preparati a discapito di futuri eventuali rinfoltimenti. Sforzarsi di aumentare oltre un certo limite la densità dei bulbi può ridurre la irrorazione ematica del tessuto con minore percentuale di attecchimento degli innesti.

La distanza minima tra un innesto e l’altro non dovrebbe scendere sotto ai 2 mm. Ricordiamo che la “riserva” di capelli prelevabile dalla nuca non è infinita anche se alta, fino a 10-12.000 bulbi. Generalmente è opportuno non intervenire prima dei 23-24 anni: è infatti prudente aspettare una migliore definizione della calvizie.

L’evoluzione della metodica del trapianto, che oggi grazie ai microinnesti è atraumatico e privo di effetti negativi sulla parte ancora presente di capelli nella zona diradata, permette di intervenire anche in pazienti più giovani. E’ importante far capire al giovane che riavere tutti i capelli non è possibile e che le “stempiature” sono fino ad un certo punto fisiologiche e normali dopo i 30 anni.

Il giovane spesso desidera che venga ricreata una linea anteriore da diciottenne ma il chirurgo plastico non può assecondare questa richiesta. L’effetto estetico positivo deve infatti mantenersi nel tempo, anche quando i capelli circostanti quelli innestati, che durano per sempre, andranno persi per la progressione della calvizie. Il posizionamento della linea anteriore sarà quindi sempre effettuato nella parte alta della fronte, 8-9 cm al di sopra della regione intersovraciliare.

La donna può essere sottoposta al trapianto purchè abbia una densità dei capelli sufficiente nella regione donatrice. Quasi mai è possibile rinfoltire tutta la zona diradata, che nella donna interessa in modo omogeneo tutta la regione fronto-parietale, ma solo la parte più anteriore, la più evidente: noi cerchiamo sempre di migliorare la densità dei capelli innestando la zona diradata posta subito dietro all’attaccatura frontale.

Discussione

Tutta la procedura è eseguita in day-surgery con anestesia locale: in genere sono sufficienti 20-30 cc. di lidocaina 2% e 0,5 mg di adrenalina. Il paziente, in possesso degli esami preliminari, viene monitorizzato ed è sempre presente un medico anestesista. Si esegue dapprima l’infiltrazione dei nervi sopraorbitali, poi l’anestesia della zona ricevente e della zona donatrice.

autotrapianto di capelli prima dell'operazione aautotrapianto di capelli dopo l'operazione
Esempio di trapianto.Prof.Carlo Grassi Esempio di trapianto.Prof.Carlo Grassi

Non usiamo alcuna tumescenza tessutale. Si esegue quindi il prelievo di una striscia di cuoio capelluto nella regione occipitale della testa, la nuca, che si estende anteriormente fino a raggiungere la verticale tangente al trago. Una striscia lunga 24/26 cm e larga 1,5 cm permette di ottenere nei soggetti con densità posteriore normale circa 3-4000 bulbi: ogni cm quadrato di cuoio capelluto contiene infatti circa 100-150 bulbi.

La zona donatrice è subito chiusa con una sutura in filo riassorbibile, byosin 4/0, che lascia una cicatrice lineare subito del tutto in apparente perché nascosta dai capelli circostanti. Si sceglie la regione occipitale perché questa zona ha una origine embrionale diversa e le sue unità pilifere sono insensibili agli effetti degli ormoni maschili e mantengono questa resistenza anche dopo il loro trasferimento nella zona calva.

In alternativa al prelievo alla TET (total excision technique) nelle forme minime, stempiature iniziali o rifiniture, è oggi possibile usare il cosiddetto aspiratore monobulbare, un piccolo drill in grado di prelevare dei punch di circa 1 mm contenenti un singolo bulbo. Questa procedura non permette comunque di prelevare più di 500-600 bulbi a seduta e mette a rischio la complessiva disponibilità di bulbi della regione donatrice.

Eseguito il prelievo il chirurgo prepara subito le microincisioni nella zona ricevente mentre la sua equipe ritaglia i singoli innesti. E’ indispensabile poter disporre di personale con ottima manualità: noi usiamo particolari piani di taglio retroilluminati che consentono una sezione rapida e precisa. L’uso del microscopio rallenta molto la procedura e non è indispensabile.

Una seduta di trapianto per ricostruire la linea anteriore e rinfoltire la regione frontoparietale prevede mediamente l’impiego di circa 4-500 micro-innesti e 900-1000 mini-innesti: in totale circa 2.500-4000 bulbi. Una volta preparati gli innesti ed eseguite le incisioni riceventi avviene quindi la fase di inserimento. Da molti anni non eseguiamo più la tecnica stick and place che nella nostra esperienza si è rivelata meno rapida ed assai più problematica.

Le incisioni, profonde 3-4 mm, sono effettuate con microlame e sono quasi tangenti rispetto al piano cutaneo seguendo una inclinazione in avanti di circa 10°. Queste incisioni non arrecano alcun disturbo alla salute del cuoio capelluto ed i capelli presenti nella zona di innesto risentono molto poco della procedura.

Nelle prime settimane può esservi comunque un maggior ricambio dei capelli con la sensazione di una perdita accentuata. Alcuni capelli già deboli e destinati comunque presto a cadere possono essere perduti. Sconsigliamo vivamente di eseguire le incisioni con laser chirurgico . esso danneggia sia pure in modo lieve i tessuti adiacenti il solco prodotto, può ledere i capelli preesistenti e ridurre la percentuale di attecchimento degli innesti, normalmente quasi del 100%. L’edema postoperatorio è inoltre molto più accentuato con conseguente allungamento della normale convalescenza.

La parte più anteriore, la più esposta, richiede l’inserimento di singoli bulbi. Si collocano poi varie altre file di microinnesti “slit”, 1-2 bulbi, e poi sono collocati innesti un poco più grandi, mini-innesti, con 3-4 bulbi ciascuno. Durante il collocamento la zona è costantemente irrigata con soluzione fisiologica.

autotrapianto capelli donna prima dell'operazione autotrapianto capelli donna dopo dell'operazione
Esempio di trapianto.Prof.Carlo Grassi Esempio di trapianto.Prof.Carlo Grassi

Questo tipo di rinfoltimento è più efficace di quello ottenibile con i soli innesti monobulbari incapaci di garantire una adeguata densità nella parte centrale della zona calva. Solo quando i capelli sono molto spessi e voluminosi come nella razza giapponese si può ipotizzare un trapianto con soli innesti monobulbari. Inoltre nella procedura di sezione dei singoli bulbi può essere scartata dalle tricologhe una parte non trascurabile di follicoli a discapito del numero complessivo di capelli innestati.

Nel programmare la zona da rinfoltire dobbiamo sempre considerare la probabile evoluzione della calvizie: almeno il 30% degli innesti va quindi sempre messa nelle zone adiacenti la parte più diradata (Unger 1996). E’ quindi indispensabile che lo specialista che si occupa della cura chirurgica della calvizie possegga un bagaglio tecnico in grado di eseguire un trapianto numericamente adeguato.

Il paziente effettuato il trapianto lascia l’ambulatorio senza alcuna fasciatura. Gli innesti attecchiscono in poche ore ed il giorno dopo si possono già lavare i capelli. Per 3-4 giorni può esservi un certo gonfiore della fronte. La persona è quindi subito presentabile. Sopra le microincisioni per circa 2 settimane restano crosticine che cadono da abbronzatura-duratura-protezione-raggi-uv-idratare-pelle.html">sole con i successivi lavaggi dei capelli. I punti di sutura posteriori non vanno rimossi ma escono da soli.

I nuovi capelli iniziano a spuntare già dopo poche settimane ma iniziano a crescere solo dopo alcuni mesi. Essi si allungano come tutti gli altri capelli e restano sempre forti e vitali. Per apprezzare pienamente il risultato dobbiamo quindi attendere almeno 6-8 mesi.

Conclusioni

L’ autotrapianto con microinnesti “slit” appare oggi un ottimo strumento che in mano a specialisti esperti può recare un valido apporto alla lotta contro la calvizie (www.microinnesti.it).

I risultati sono del tutto naturali ed è molto difficile poter percepire il passaggio del chirurgo sia nella zona ricevente che in quella donatrice dove anche un esame ravvicinato molto spesso non riesce a rilevare la cicatrice residui. Negli ultimi undici anni abbiamo così operato un numero sempre crescente di pazienti . Anche molte donne possono beneficiare di questa procedura purchè le loro aspettative siano ragionevoli.

Qualora gli studi in corso sulla clonazione dei bulbi giungano a buon esito questa procedura permetterà di dare una soluzione praticamente ad ogni caso di calvizie.

A cura di Prof. Carlo Grassi - Milano, Montecatini Terme

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